Canapa indica: tutto ciò che c’è da sapere

La canapa indica, meglio conosciuta con il nome di canapa indiana, è una tipologia di canapa che presenta alcune divergenze rispetto a quella sativa, soprattutto al livello morfologico.

Quest’ultima ha un fogliame più delicato rispetto alla canapa indica, la quale invece possiede foglie più grosse e doppie. Ulteriori differenze si possono notare anche nell’arbusto.

La canapa sativa è più ramificata e può raggiungere i cinque metri di lunghezza, inoltre ha un livello di THC più alto e sprigiona un odore dolce. Le sue doti energizzanti la rendono adatta a un consumo di giorno. Contrariamente a quella indica è di statura bassa con cespuglio ramificato, odore intenso e percentuale di CBD maggiore. Si presta a essere consumata prevalentemente di sera.

Consigli utili su come coltivare la canapa indica

In questo paragrafo, oltre ad affrontare gli aspetti più tecnici riguardo alla coltivazione della canapa indica, vedremo cosa bisogna prendere in considerazione per non avere problemi di natura legale.

Chiunque si presta a coltivare canapa per la prima volta deve studiare alcune nozioni essenziali per non avere spiacevoli sorprese e risultati a dir poco deludenti. Mi riferisco soprattutto ai metodi di coltivazione e alla varietà di semi disponibili commercio.

Iniziamo approfondendo le differenze tra la canapa indica e quella sativa. Come descritto nel precedente paragrafo, la canapa sativa ha delle dimensioni più grosse rispetto alla canapa indiana, di conseguenza la coltivazione indoor risulta molto più difficile.

Quindi, chi non ha sufficiente spazio farebbe meglio a escludere questa tipologia di pianta. I tempi di crescita e fioritura, inoltre, sono abbastanza lenti e per un raccolto occorreranno 60 o 90 giorni.

La canapa indica al contrario è ottima per una coltivazione di tipo indoor e i tempi di fioritura sono abbastanza veloci, quelli di crescita piuttosto lenti. Per il raccolto in media occorrerà aspettare trai i 45 e gli 80 giorni.

I livelli di THC e CBD differiscono notevolmente tra l’una e l’altra specie. In quella sativa il THC è parecchio alto ed è un aspetto da non sottovalutare affatto.

Affrontiamo ora la questione semi. Qui la scelta tra una varietà e l’altra dipende solo dalle esigenze specifiche. Per esempio, per i soggetti che soffrono di stress o insonnia è più indicata la canapa indica.

Il CBD aiuta a distendersi e a ritrovare un naturale riposo fisiologico. Altrimenti se l’obiettivo è coltivare un prodotto dagli effetti psicoattivi non resta che puntare sulla cannabis sativa.

In termini di legge non vi sono differenze tra canapa indica e sativa, entrambe possono essere coltivate in Italia.

Ciò è possibile grazie alla legge numero 242/2016. Attenzione però al tasso di THC che deve sempre rimanere compreso tra lo 0,2% e lo 0,6%

Fenotipi e genotipi, ecco la differenza

Come affrontato nei paragrafi precedenti ci sono alcune differenze importanti tra le varietà di Cannabis Sativa e indica.

Sono differenze di base che alcune volte non vengono rispettate da tutte le qualità che possiamo trovare in commercio.

Se consumi spesso cannabis potresti notare che alcune volte potresti sentire gli effetti della indaca anche se principalmente si consuma la sativa.

Se hai mai provato a coltivare da te la tua cannnabis potresti esserti trovato di fronte alla nascita di alcune piante di canapa indica nonostante i semi ti siano stati venduti come canapa sativa, un caso curioso che succede più spesso di quello che pensiamo.

Queste problematiche vengono causate principalmente dai fenotipi della canapa.

Per farti capire meglio, i fenotipi possono essere intesi come una diversificazione della qualità del prodotto,

Probabilmente mentre acquisti i semi della tua canapa da coltivare a casa figlia degli stessi geni, potresti trovare alcune piante che sono simili alla sativa o viceversa.

Se hai diversi tipologie di fenotipi nella tua coltivazione avrai anche diverse qualità che verranno ulteriormente apprezzate durante la sua degustazione.

Quali sono le differenze tra olio di canapa e olio di CBD

In molti sono convinti che l’estratto di canapa sia la stessa cosa dell’estratto di CBD. Nulla di più falso. Scopriamo dunque in maniera più approfondita di che cosa si tratta.

Una delle prime differenze tra i due olii sta nelle piante da cui è ricavato e dalla modalità attraverso la quale viene lavorato.

Quello di cannabis, anche detto olio di semi di canapa, segue una premitura dei semi a freddo. Questo processo favorisce all’olio un arricchimento in termini di proteine e lo rende molto nutriente ed efficace a livello terapeutico. I suoi usi si estendono anche all’ambito gastronomico.

Unico inconveniente è il livello di THC alto, caratteristica che le rende vietato in Italia e in altri paesi della Comunità europea.

L’olio CBD, o di cannabidiolo, viene estratto da piante di canapa con alto concentrato di CBD. Il processo di estrazione ha dei costi maggiori perché è effettuato con anidride carbonica.

Ciò vuol dire assenza di composti chimici nocivi per la salute dell’uomo. I benefici del CBD sono considerevoli e utili in particolare a chi soffre di ansia e di attacchi di panico, ma anche in caso di infezioni e infiammazioni.      

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